Per me il quadrifoglio è sempre stato un mistero. Ne avevo sentito parlare, l'avevo perfino visto in fotografia, ma mai, ripeto mai, ero riuscito a trovarne uno.
Ore e ore passate a setacciare il giardino sotto casa. Niente. Neanche per sbaglio.
Lo confesso: al decino quadrifoglio che mio figlio mi ha portato a casa invitandomi ad aiutarlo a sistemare il prezioso trofeo tra le pagine dell'enciclopedia affinchè lì rimanesse per gli anni a venire, un briciolo di invidia mi è venuta.
Invidia poi tramutata in estrema curiosità quando, la Treccani ormai non aveva più pagine da offrire per la raccolta a quattro petali.
Con la scusa della partitella a calcio, siamo quindi scesi al campetto e tra un tiro e l'altro ho chiesto a mio figlio dove fosse questo luogo così abbondante di quadrifogli.
Non c'era un luogo preciso: tutto il parchetto offriva queste piantine: dopo un breve controllo perfino io ne sono riuscito a trovare uno. Due, tre, cinque, dieci. Troppi per me. Come troppi i petali di quel quintifoglio o sestifoglio. All'ottifoglio quella che prima era invidia, poi curiosità si è tramutata in preoccupazione.
Non c'era un luogo preciso: tutto il parchetto offriva queste piantine: dopo un breve controllo perfino io ne sono riuscito a trovare uno. Due, tre, cinque, dieci. Troppi per me. Come troppi i petali di quel quintifoglio o sestifoglio. All'ottifoglio quella che prima era invidia, poi curiosità si è tramutata in preoccupazione.
Cosa c'è in quella terra dove decine e decine di bambini passano i loro pomeriggi a giocare?
Che schifezze ci saranno là sotto?
ASL avvisata.
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